FIGLIO DI UNA BUONA QUARANTENA!

Come zittire (con classe) chi ti sta sulle balle

Siamo onesti con noi stessi: il covid, la quarantena e tutto il resto non ci hanno reso persone migliori… Chi prima e chi dopo dovrà fare nuovamente i conti con quel soggetto che non riesce proprio a digerire. E il sentimento spesso è reciproco. Già immagini quel sorrisino di circostanza che ti dice: “Bentornato!”, ma che in realtà nasconde uno schietto: “Che belli questi mesi senza dover sopportare ogni mattina la tua faccia da imbecille!”.

Al lavoro, all’università, in palestra, nelle relazioni quotidiane, ognuno di noi ha il suo Beep Beep. Da bravi Willy il Coyote tentiamo costantemente di avere la meglio su di lui ma ogni tentativo risulta vano. Forse abbiamo avuto la sfortuna di trovarci dinanzi a una forma sconosciuta di supereroe? Niente di tutto questo; semplicemente non lo affrontiamo nel modo giusto. Non ci applichiamo abbastanza e non usiamo l’immaginazione. Ma tranquilli, grazie all’isolamento sociale di questi mesi abbiamo avuto modo di riflettere, di informarci, magari di leggere qualche libro. Insomma, abbiamo fatto lavorare un po’ il cervello (almeno si spera). Ora è arrivato il momento di testarlo!

La Scuola di Atene (Raffaello)

 La prima e unica regola per prendersi una bella rivincita su chi ti punzecchia costantemente è molto semplice: MAI ESSERE BANALI! Dovete essere poco prevedibili in modo da spiazzare il vostro avversario. Fate tutto quello che non si aspetta e avrete la meglio!

C’è chi, addirittura, per prendere in giro un suo collega che gli stava proprio sulle “cosiddette” ha dovuto creare una delle opere d’arte più belle della storia. Si tratta del divin pittore, al secolo Raffaello Sanzio. La Scuola di Atene è una meraviglia riconosciuta a livello mondiale ma in pochi sanno che, in realtà, dietro il famoso dipinto c’è una nemmeno tanto velata antipatia per un altro grande della pittura rinascimentale: Michelangelo Buonarroti, sì proprio quello della Cappella Sistina. Raffello e Michelangelo hanno lavorato entrambi sotto la corte del papa mecenate Giulio II. Tra i due c’era una profonda antipatia (capita anche tra grandi artisti). Il divin pittore era bello, loquace e sembrava piacesse proprio a tutti. Il Buonarroti, invece, era burbero, chiuso e, a detta di qualcuno, invidioso e con la lingua un po’ lunga.

Raffaello, però, trovò il modo di vendicarsi e, proprio nella sua opera più bella, decise di raffigurare il suo acerrimo nemico.  Mentre, però, tutti gli altri personaggi del dipinto sono a piedi nudi e con espressioni intelligenti, Michelangelo è stato ritratto accovacciato, con lo sguardo perso nel vuoto e con dei calzari non proprio eleganti, simbolo di mancanza di stile e di grossolanità.

La leggenda narra che quando il Buonarroti capì che quel personaggio raffigurato fosse proprio lui rimase a bocca aperta, alzo i tacchi dei suoi brutti e ingombranti calzari e se ne andò senza proferire parola.

Prendiamo spunto da Raffaello…Facciamo della quotidiana battaglia contro chi ci sta sulle balle un vero e proprio capolavoro; facciamo sì che gli altri ci ricordino per dei veri e propri FIGLI DI UNA BUONA QUARANTENA.

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