FACCE DA PIRRO

Satira politica

Alcuni personaggi storici, come ad esempio Churchill, sono ricordati per la loro lungimiranza, per la capacità di agire nel presente riuscendo a calcolare le conseguenze future. A questi si contrappone chi, invece, non riesce a guardare più in là del proprio naso. Il caso emblematico è quello di Pirro, sovrano di un territorio coincidente con l’attuale Albania, che circa tre secoli prima di Cristo dovette fronteggiare una cruenta e lunga guerra contro un popolo che allora muoveva i primi passi: i romani. Pirro sacrificò gran parte del suo esercito pur di vincere alcune battaglie non di primaria importanza. Ma questo modo scellerato di portare avanti la contesa gli costò la vittoria finale. Senza uomini e mezzi non poté fare altro che assistere all’avanzata dei romani nel sud-Italia. Da qui il classico modo di dire “è una vittoria di Pirro”, a significare una vittoria ottenuta ad un prezzo troppo alto.

Ma la lezione che i latini impartirono a Pirro sarà servita da monito per politici e dirigenti attuali? Il Molise, si sa, ha un legame speciale con la terra d’Albania, ma speriamo non fino al punto di ereditare vecchie e nefaste abitudini. Noi dei nuovi “Pirro” non li vogliamo, soprattutto quando si parla di sanità pubblica. In queste ore si apprende che entrambi i piani presentati per realizzare un centro covid in Molise sono stati bocciati dal Ministero della Salute. Non è passata la proposta del commissario Giustini di creare un centro di malattie infettive a Larino, né tantomeno quello sponsorizzato da Toma e legato all’implementazione del Cardarelli. Alla fine è stato lo stesso Dicastero a suggerire la strada, per buona pace del Consiglio regionale e dei 118 sindaci, firmatari di un documento nel quale si sottoscriveva la volontà di potenziare il Vietri di Larino, trasformandolo in un Istituto di Ricerca dedicato alle malattie infettive. Governo regionale, Asrem e struttura commissariale non hanno potuto far altro che accettare le direttive impartite da Roma. La soluzione è di quelle immediate: qualche posto in più di terapia intensiva al Cardarelli di Campobasso, al San Timoteo di Termoli e al Veneziale di Isernia. Nessuna progettualità a lungo termine, nessun investimento sul nostro territorio, Nel silenzio assordante di molti, compresi i nostri parlamentari, per l’ennesima volta ci accontentiamo delle briciole.

Chi oggi parla di una vittoria, di un risultato importante, probabilmente è pronto a prendere le redini di Pirro e di quanti si sentono appagati da una temporanea soddisfazione piuttosto che guardare lontano e puntare più in alto, a un risultato definitivo e duraturo. Se fossero state accettate (quale delle due non ha importanza) una delle due proposte pervenute dal Molise questo avrebbe significato ridare dignità a una regione in cui, in ambito sanitario, si pensano più ai conti che al diritto alla salute.

Un miliardo e mezzo di euro, questo quanto stanziato nel Decreto Rilancio per la sanità pubblica, al Molise ancora una volta gli spiccioli, di qualche posto in più in terapia intensiva. E’ questa la triste realtà che si cela dietro questa vicenda. Altro che vittoria di gruppo e risultati importanti, qui si rischia di fare la fine di Pirro, con Roma pronta a mettere le mani sulla nostra sanità.  

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